ennesima differenza, a entropia semplificata

  • https://slowforward.net/2022/08/25/notes-on-making-art-labor-and-language-in-postwar-rome-dr-katie-larson/

    dr. katie larson examined the role of art, labor, and language in the work of emilio villa, alberto burri, giorgio ascani (nuvolo), mimmo rotella, and jannis kounellis

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    a volte penso alle persone che ho conosciuto e conosco, agli attraversamenti di luoghi e tempi: il decennio Settanta e i successivi, fino a oggi. quante – anche ottime, umanamente – persone “di destra” comunque ho incrociato. quanti qualunquisti. con cui magari non ci sono stati necessariamente conflitti. ricordo qualche condivisione di eventi o elementi esterni alla “vita pubblica” (ammesso che ci sia qualcosa di “esterno alla vita pubblica”). negli intrecci che si creano e sciolgono negli anni.
    in che senso ci penso? anche nel senso della sostanza e costante necessaria dell’antifascismo, inaggirabile per me.
    ecco: quante di quelle persone, nel contesto favorevole al crimine politico che l’attuale governo sembra pian piano costruire, non esiterebbero a?

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  • a must read:

    8 Things Some A$$#ole Says in Every Debate About Sexism
    https://www.cracked.com/blog/8-a242423oles-who-show-up-every-time-word-feminism-used

    #feminism #antifeminism #patriarchy #sexism #sexualinequality

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    repetita iuvant:
    if you are interested in asemic writing, follow & enjoy
    https://t.me/asemic and/or https://tinyurl.com/whasemic

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  • oggi su slowforward, all’indirizzo https://slowforward.net/2025/08/16/bit-n-5-novembre-1967-con-interventi-di-celant-manzoni-vautier/,ho pubblicato tre estratti da un numero di “bit” del 1967 che a mio giudizio – pur se riferiti alle arti visive – hanno molto a che fare anche con la scrittura di ricerca. possono tranquillamente cioè essere trasposti in (ripensati come) notille di poetica. soprattutto il brano (presentato nella rivista solo in inglese) di piero manzoni.

    per l’ennesima volta si dimostra che quanto alcuni scrittori – dagli anni ’90 in francia e 2000 in italia – hanno fatto in direzione di un’idea di postpoesia era perfettamente chiaro, immaginabile e immaginato, già venti-trent’anni prima. (d’altro canto potremmo ragionare anche di fluxus, delle istruzioni di allan kaprow, di giuseppe chiari, vincenzo agnetti e infiniti altri nomi e tracciati di sperimentazione).

    che l’italia petrarcaica non se ne accorga nemmeno adesso, 2025, è motivo di ilarità e imbarazzo: quotidianamente.

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    questo l’ho visto solo ora: i criminali dell’idf uccidono persone che stavano semplicemente recuperando il corpo di una vittima
    https://www.instagram.com/reel/DNX1mDrO8Co

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    nel silenzio cosmico di siti e riviste che in estate tacciono per tutto agosto, slowforward è forse proprio ora che pubblica alcuni tra i materiali più interessanti.

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    un collettivo, ‘disertare’, che autoproduce alcuni materiali, li mette in rete su archive liberamente, liberamente leggibili. anche qualcosa di asemico: https://archive.org/details/nfd-ristampa/mode/2up


    sito: https://disertare.github.io/FLUGBLATT/index.html

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    penso abbia senso continuare a rivendicare la differenza/alterità – rispetto al mainstream o alle alternative ‘controllate’ al mainstream – della scrittura di ricerca.

    penso cioè non siano assimilabili ad altro che a un discorso di ricerca e sperimentazione i materiali, p. es., che si trovano in NZ, di Antonio Syxty, o il lavoro di Rosa Menkman, quello di Miron TeeLuca ZaniniRoberto CavalleraMichele MarinelliMariangela Guatteri.

    sono solo pochi nomi, ma individuano qualcosa di non riconducibile a norma, tante sono le differenze fra le varie ricerche (letterarie, artistiche, segniche eccetera). né si può dire che a loro volta intendano normare alcunché.

    (anche) questo mi sembra il bello della ricerca, detto in poche parole.

    [https://slowforward.net/2025/07/12/dip-054/]

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  • rileggo un intervento di antonio moresco del 2001 e mi domando come mai non si riverifica tutti i giorni un 11 settembre. in realtà è quello che fanno usa e israele in palestina dal secondo dopoguerra e in particolare negli ultimi 2 anni.

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  • israele uccide il giornalista Anas Al Sharif e cinque suoi amici e colleghi
    https://www.facebook.com/share/p/1B6BvUTdsR/

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  • ho ripreso su differx/noblogs un post di slowforward già ripubblicato poco più di una settimana fa. bisogna correre ai ripari, la situazione è davvero allarmante. mi spiego qui, dunque: https://differx.noblogs.org/2025/08/10/o-italiani-io-vi-esorto-alle-lettere-in-rete-le-lettere-sperimentali-beninteso/

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  • una cosa che non ho mai sopportato di pasolini è il suo uso del termine “contraddizione” in forma autoassolutoria. complicazione e nevrosi cattolica del sacramento della confessione.

    e (anche) modo per raddoppiare l’accezione di “confessional”: esprimere (sé), oltre che assolversi.

    assolversi da cosa? dal proprio sostanziale individualismo e narcisismo, dalle prassi di colonizzazione dei corpi e degli immaginari altrui, e dai sensi di colpa che questi gli procuravano (o gli venivano procurati da coloro che, come corrado costa, non a torto lo chiamavano “auleta esibizionista”).

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    in ritardo di non so nemmeno quanti anni, inizio anch’io a vedere il mondo/modus/mood occidentale come sostanzialmente, visceralmente, distruttivamente coloniale. proprio nel nucleo, voglio dire:

    è forse addirittura la sua invariante, l’essenza: cristianesimo, feudalesimo, capitalismo, imperi, lebensraum, finanza. è la stessa storia della forma romanzo: un predatore che, ovunque arriva,  stermina le forme minori dopo essersi appropriato dei loro codici e sfondi. a danno di interi ecosistemi.

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  • …è fatto di link ripetuti anche su compostxt e pontebianco

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    Ma il colonialismo esiste? È esistito? Ma è una cosa della storia? Si studia a storia?
    No, perché tutto l’afflato filo-sionista che per due anni ha sciolto i cuori del giornalismo e dei politici italiani, norcini peritissimi nel delicatamente stantuffarsi prosciutto nelle orecchie e sugli occhi, sembra ignorarne l’esistenza.
    Boh. Che sarà ‘sto colonialismo? Roger & Gallet? Farà male? Basta metterne poca. Forse.
    Mica sarà quell’altra roba, oh? Quella non profumata. Quella che ti chiude nei campi, ti ruba la casa e la terra, ti brucia gli olivi, ti rade al suolo le scuole, migliaia di palazzi, azzera 900 famiglie, 36 ospedali, 220 e passa giornalisti, vagonate di ambulanze, fa tra le 60mila e le 350mila vittime, no? Quello che chi resta lo affama, lo bombarda, no? Mica sarà quello che spara o brucia un migliaio di neonati, tu che dici? Ma sicuramente no. Qui stanno tutti bene, mica gli cascano in testa due o tre hiroshima, andiamo. Mica ci saranno 10mila prigionieri anzi ostaggi torturati giorno e notte, su. Mica sarà tutto raso al suolo come fa vedere google map. Su.

    https://gammm.org/2024/04/28/nella-striscia-di-gaza-nathalie-quintane-2024/

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    ahida, nel suo percorso attraverso cultura, politica e arti, mira a interrompere il flusso rapido e distratto della rete, proponendo contenuti che sollecitano l’attenzione critica e rallentano la fruizione. un elemento distintivo del progetto sono le immagini asemiche che accompagnano i testi: segni grafici simili alla scrittura ma privi di significato decifrabile. queste opere, nate dal gesto libero degli artisti, non comunicano un messaggio diretto, ma evocano un mondo simbolico e immaginativo, fatto di direzioni possibili, come frecce paradossali che indicano un orizzonte ancora da raggiungere. l’asemìa diventa così uno strumento per spostare lo sguardo e aprire spazi di senso fuori dalla logica dominante della comunicazione veloce e lineare.

    https://www.ahidaonline.com/post/post-poetica-4?cid=d3e55099-4c30-487d-bd52-affef0e8fad8

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