da una pagina libertaria
david ben-gurion (padre fondatore di israele):
“se io fossi un leader arabo, non firmerei mai un accordo con israele. è naturale: abbiamo preso il loro paese. certo, dio ce l’ha promesso, ma cosa importa a loro? il nostro dio non è il loro. veniamo dalla galizia, dall’ucraina. siamo venuti qui e abbiamo rubato il loro paese. perché dovrebbero accettarlo?”
albert einstein e hannah arendt (lettera al new york times, 1948):
“fra i fenomeni politici più inquietanti dei nostri tempi c’è la comparsa, nello stato di israele, del freedom party… un partito politico che nell’organizzazione, nei metodi e nel richiamo sociale è strettamente affine ai partiti nazista e fascista.”
norman finkelstein (politologo, figlio di sopravvissuti ai lager):
“mia madre diceva sempre: se sei stata una vittima, hai il dovere di non essere un oppressore. trovo poco meno che spregevole usare la sofferenza dei miei genitori e il massacro dei sei milioni di ebrei per giustificare la tortura, l’umiliazione e il massacro dei palestinesi.”
ilan pappé (storico, autore de “la pulizia etnica della palestina”):
“la storia non perdonerà il fatto che avevamo la tecnologia per vedere tutto, ma la cecità morale per non fare nulla. la deumanizzazione dei palestinesi è lo strumento che permette al mondo di restare a guardare mentre un’intera nazione viene cancellata dalla propria terra e dalla memoria.”
gideon levy (giornalista di haaretz):
“noi israeliani siamo diventati maestri nel presentarci come vittime mentre siamo i carnefici. il mondo ci asseconda per senso di colpa, ma così facendo finanzia la nostra rovina morale.”
tamir pardo (ex direttore del mossad 2011–2016, veterano pluridecorato – aprile 2026):
“sono venuto qui per vedere con i miei occhi ciò che sta accadendo. quello che ho visto oggi mi ha fatto vergognare di essere ebreo. mia madre era una sopravvissuta all’olocausto, e ciò a cui ho assistito mi ricorda gli eventi perpetrati contro gli ebrei nel secolo scorso.”

