e sono due anni poi.
‘sti grandi poeti civili, specie ultrasessantenni, che battagliano per i diritti del fico compresso e intanto tirano di cerbottana cartuccetti ai lobi dei giurati del nobel.
mort*cci loro. se ne uscissero con mezzo aggettivo, mezzo verbo, sulla palestina.
per non parlare di chi ha sostenuto addirittura izrahell, più o meno costantemente.
poi magari – gli uni e i criptoaltri – citano celan o levi, o améry, quando fanno *la poesia*.
sono andati o andranno sulle rotaie dei campi a piagnere, bagnando tutto instagram.
però no, mezzo pixel sulla macelleria genocida di gaza e le violenze in cisgiordania e gerusalemme per carità non sia mai.
nemmeno adesso che perfino il neurone di tajani ha avuto un (pur falso) brillamento.

